Firmato Genova Parkour A.S.D.
mercoledì 27 settembre 2017
#WEARENOTGYMNASTICS
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mercoledì 3 maggio 2017
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martedì 21 febbraio 2017
martedì 17 gennaio 2017
Intervista per "La bottega delle favole"
Qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di fare una piccola intervista per "La bottega delle favole"
Fiabe, favole e filastrocche per imparare, sognare e divertire.
Qui nascono le favole, anche la tua!
domenica 4 agosto 2013
Essere adatti/portati per fare Parkour
Nel primo Batman di Nolan, Bruce Wayne alla ricerca della propria strada che lo porterà a diventare Batman, si ritrova sotto addestramento presso la setta di Ra's al Ghul.
Durante un allenamento, il suo maestro dice una frase a B. Wayne a cui personalmente credo molto:
"L'addestramento è niente, la volontà è tutto"
In questa disciplina (ma è discorso vale per molte altre cose) non ci sono trucchi, la predisposizione non è vincolante, aiuta certo ma, la volontà è piu' importante.
Possiamo essere predisposti ma, senza volontà il nostro percorso si interromperà in breve o forse non inizierà mai.
Invece volere qualcosa vuol dire impegnarsi, mettere se stessi in gioco e cercare ogni mezzo continuamente per ottenere l'obiettivo che abbiamo davanti; ci vuole la testa per continuare, non arrendersi, insistere.
Vuol dire provare e riprovare tante volte anche un solo movimento 50, 101, 300 forse anche 1001 volte per riuscire cercando di analizzare e imparare da ogni tentativo.
E lo si fa.
Non ci sono scuse: non sarà il lavoro, la scuola, o altro che possa fermare la volontà di una persona.
E tutto questo puo' voler dire dover alzarsi prima la mattina per andare a correre o andare prima a dormire perchè il giorno dopo si ci dovrà allenare, trovare il tempo anche quando non lo si ha (lavoro, scuola, casini etc), allenarsi da soli, allenarsi con il freddo o con la pioggia, faticare, sudare, tornare stanchi morti a casa e doloranti.
Ed in certi casi non sarà neanche un infortunio: problemi a una gamba? uso le braccia. problemi alle braccia? uso le gambe etc.
Il discorso "dell'essere portato", non vuol dire niente.
Ci sarà quello che è geneticamente piu' avantaggiato o avrà avuto esperienze precedenti che lo aiutano a portare a compimento certi movimenti prima ma, il punto è "buon per lui"... a nessun altro deve curare questa cosa se non a lui.
Non preoccupatevi se gli altri imparano prima di voi, non vuol dire niente: non mollate, se avete scelto di iniziare questa strada, non vi fermate, anche se gli altri non crederanno in voi, anche se gli altri rideranno di voi o penseranno che non siete adatti, non vi fermate... perchè il vostro impegno verrà ripagato, porterà a dei risultati.
A distanza di tempo per vederli vi basterà guardare indietro e vedere da dove siete partiti e dove siete arrivati e lo vedrete da soli quanto sarete cambiati.
Vi lascio con il video di un ragazzo di Genova, Alexander Prilukov, dei RoadRunners (un altro gruppo di Genova) che pur praticando in modo differente e con altri obiettivi dal nostro richiama un po' l'essenza di questo post.
Io Alex lo conosco solo in parte ma so che per fare quello che fa nel video ci ha messo diverso tempo, mesi e mesi di impegno, lui, cosi' come tanti altri come lui.. non si son certo messi un pomeriggio pretendendo di imparare tutto o di farlo nel giro di un mese... non si sono posti il problema, si sono impegnati a provare e riprovare i movimenti finchè non son riusciti, senza data di scadenza.
lunedì 19 novembre 2012
Perché di tutti quegli esercizi
L' articolo che segue rispecchia il modo mio e di altri di affrontare il Parkour:
http://www.rhizai.it/notizie/ chiamata-alle-armi-by-blane
E' una traduzione, riportata su Rhizai(grazie!)di questo articolo originale: http://www.blane-parkour.blogspot.it/2012/11/a-call-to-arms.html scritto da uno dei riferimenti di questa disciplina: Chris "Blane" Rowat.
Lo riportiamo perchè crediamo sia una buona lettura per tutti, nuovi, curiosi e non.. e che riesca a spiegare abbastanza bene cosa sta dietro ad ogni salto, quale preparazione e sfida si affronta nella pratica del Parkour.
Una delle domande di inizio articolo parla di quello che accade nella maggior parte negli ultimi tempi:
In troppi casi la paura di cadere è solo sconfitta dal pensiero di essere immortalati su YouTube di fronte a migliaia di persone in pigiama. È questa la tua idea di coraggio?
A questa domanda, ci sarebbe da aggiungere, riusciresti a saltare se nessuno ti guardasse? avresti lo stesso interesse se non finissi su youtube?
E ricordare infine.. che il Parkour è una disciplina che deve essere pensata per la vita.. "essere e durare"
Ciò che le persone non sembrano capire è che il ragazzo di 19 anni che può saltare 6 metri tra queste due pareti dopo un anno di pratica, potrebbe non essere più qui entro pochi anni. Pochissime persone durano più di pochi di anni in questo gioco, a causa di infortuni, perdita di interesse o innumerevoli altri impedimenti. Così, mentre quello che lui sta facendo è impressionante, sì.. quello per cui tu ti stai allenando, 'per essere e per durare ', per i prossimi 10 anni, 20 anni... e ancora di più, sempre più forte, migliorando sempre, ancora allenandoti e godendo del Parkour.. mi sembra molto più impressionante.
Il salto è solo l'inizio, non fermatevi in superficie.
domenica 31 luglio 2011
Il percorso infinito
Soprattutto inizialmente, quello che è ben chiaro e visibile, è solo un'aspetto: il parkour come metodo di allenamento/movimento, che permette di spostarsi da un punto A ad un punto B, nel modo piu' veloce, efficiente e sicuro possibile...o almeno questi sono i presupposti , da cui bene o male tutti partono.
Quel che non è ben visibile da subito, ma che lo diventa con il tempo, è l'altro percorso che si ha di fronte e che si mostra piano piano nel tempo, un percorso da un punto A ad... infinito.
Chiunque inizi a praticare, si trova di fronte solitamente al primo entusiasmante obiettivo da raggiungere: cercare di collezionare e far propri tutti i movimenti piu' conosciuti.
Con la dovuta dedizione e allenamento, e magari aiutato anche dalla propria naturale predisposizione, avrà collezionato tutto quanto prefissato in partenza, in breve tempo.
Il parkour , come molte discipline marziali , non ha una fine , ne una scadenza.
Non termina, perchè è un continuo miglioramento.
Il percorso irraggiungibile, il piu' difficile, che affrontano tutti i praticanti, è il parkour stesso.
E' quel percorso che ancora oggi i fondatori della disciplina continuano ad affrontare.
Il parkour non è, e non puo' essere una collezione di movimenti, non si ci puo' fermare a questo.
Altrimenti , finita la collezione, anche l'interesse finisce con questo, le sfide sono finite.
E' una continua lotta con se stessi, alla ricerca del miglioramento e cancellazione delle paure.
All'inizio il compito è facile, perchè imparare nuovi miglioramenti è piu' facile, che migliorare dei movimenti consolidati.. ma bisogna tenere a mente che:
- Ogni movimento puo' essere rifatto, studiato e migliorato.
- Ogni passaggio puo' essere studiato, migliorato e niente vieta magari che si inventi una nuova tecnica, per passare nel miglior modo un'ostacolo.
- Ogni luogo di allenamento, puo' cambiare.
- Ogni eta' presenta differenti sfide.
martedì 8 giugno 2010
Le responsabilità di ogni praticante
Il parkour sta piano,piano, facendosi conoscere da tutti anche nel nostro paese.
Rispetto 3 anni fa, grazie alla rete internet e youtube, ai giornali, manifestazioni e programmi dedicati, la situazione é cambiata parecchio.
Siamo in un momento di crescita anche se ancora lontani da poter dire che si è affermata questa disciplina.
In questo momento ancora di piú che prima ogni traceur , ogni praticante deve prendere in considerazione la responsabilità di cui si fa carico.
Ogni azione che viene compiuta dal singolo ricade in qualche modo su tutti i praticanti.
Il modo in cui pratichiamo, in cui decidiamo di far crescere la disciplina, dipende in piccola parte da ognuno di noi.
Per il bene non solo proprio , ma di tutti, ognuno dovrebbe pensare anche a questo quando pratica:
In generale non ci dovrebbero essere situazioni che possono dar luce a questi problemi durante l'allenamento.
Le regole per evitare problemi sono semplici:
- non allenarsi in strutture private se non autorizzati.. anche se lo spot è figo.
- rispettare strutture e luoghi degli allenamenti e cercare di risolvere eventuali problemi nel migliore dei modi...chiedendo scusa quando si sbaglia. Bisogna evitare che la figura del traceur sia associata a situazioni incresciose.
- non allenarsi in luoghi troppo frequentati da passanti , per non infastidire altri che non si allenano... Potete trovare sempre un momento in cui si ci può allenare in cui non ci saranno molte persone.
- se qualcuno ha ragione di cacciarvi da un luogo, non rispondete male e non alzate la voce, ma cercate di spiegare quello che fate..a volte le persone son solo spaventate o addirittura preocuppate per voi e le reazioni sono le piu' diverse. Se non risolvete neanche cosi' abbandonate e tornate in altro momento.
Questi sono solo alcuni esempi che mi son venuti in mente mentre scrivevo.
Oltre a questo dovete tenere conto che quello che state facendo o trasmettendo ricadrà anche su quelli che vi osservano e sono curiosi di iniziare. Per alcuni potreste essere una fonte di ispirazione con il vostro allenamento.
Sforzatevi con i nuovi arrivati, non tutti hanno la fortuna di aver frequentato stage e spesso l'idea che si ci fa del parkour è attraverso i media piu' diffusi, che ne danno chiaramente una tutta loro e indirizzata al vendere un prodotto specifico.
Aiutare un nuovo praticante e trasmettergli un po' delle vostre conoscenze, guidarlo in un allenamento mostrandogli anche altri aspetti, gli sarà utile e col tempo potrà probabilmente anche lui insegnarvi qualcosa.
Citando Laurent: Nessun maestro, ma allievi sempre .
Rispettate voi, il territorio e chi vi sta intorno e non avrete problemi.
Ogni traceur come voi, o futuro che sia, ve ne sará riconoscente.
lunedì 6 aprile 2009
E' primavera, sveglia dormiglioni!
Spesso molti tendono a non allenarsi quando il tempo non è dei migliori.
Pioggia, neve, vento, freddo, caldo, sono solo alcune delle condizioni che tengono lontani dagli allenamenti molti traceur.
Si tende così ad allenarsi solo in determinati periodi dell'anno finendo per allenarsi prevalentemente in stagioni come autunno e primavera.
Questo modo di fare parkour è completamente sbagliato per diversi motivi:
- In una situazione di fuga reale, non è possibile pensare che si possa applicare il parkour solo quando il periodo dell'anno o il meteo lo permettono.
- Allenarsi in condizioni meteo svantaggiose comporta più fatica, più attenzione e uno sforzo psicologico maggiore. Immaginate che sarete in grado di fare se riuscirete a superare questi problemi quando le condizioni saranno a voi più favorevoli.
- Perdere costanza. E' ovvio che non allenarsi per giorni o settimane equivale a perdere quel che di buono si è acquisito, anche solo in parte, da quando si è iniziato a praticare.
Il parkour, quando piove ad esempio , può essere effettivamente più rischioso, basti pensare a quanto scivolosa può essere una ringhiera o più difficile un muro da superare, ma nessuno vi vieta di utilizzare giornate piovose , ad esempio, per fare del potenziamento o sfruttarle con esercizi adeguati.
Un'altra cosa che potreste fare è trovare un luogo abbastanza coperto, ma fornito di ostacoli.
Anche una corsa sotto la pioggia è fattibile purchè rimaniate sempre in movimento senza mai fermarvi in modo da tenere il corpo caldo e non risentire del bagnato e in periodi freddi tenendo anche coperta la testa.
Insomma il meteo non deve essere un problema, ma al massimo un vantaggio e scuse per non allenarsi non ce ne sono!!
Per i veri traceur il letargo non esiste!
Spesso molti problemi sono facilmente raggirabili usando un adeguato abbigliamento che permette di allenarsi quasi ogni giorno dell'anno.
Se non siete ancora convinti di quel che ho detto... guardate questa foto qua
Vi lascio infine un articolo dell'apki che parla di allenarsi con la pioggia.

